Parco Paneveggio 2015

Dicembre 28, 2015

Parco Paneveggio 2015

Escursione micologica e naturalistica al Parco di Paneveggio
Mercoledì 9 settembre 2015

All’inizio dell’estate il C. D. aveva deciso le località dove effettuare le gite micologiche in programma e si era pensato di effettuarne una al Parco Naturale di Paneveggio, dove è possibile, da non molto tempo, la raccolta dei funghi. Abbiamo contattato Elsa Danzi, responsabile del Gruppo Micologico Scopoli di Cavalese, che si è subito detta disponibile ad accompagnarci nell’uscita. Si è pensato inoltre di aprire la gita anche ai non raccoglitori di funghi, organizzando una visita guidata nella “Foresta dei violini” lungo il sentiero Marciò del Parco.

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Partiti di buonora da Riva per la val di Fassa, a Predazzo abbiamo preso la strada che porta a passo Rolle e passato Paneveggio, abbiamo raggiunto il Centro Visitatori dove ci attendevano Elsa e la guida del Parco. Il folto gruppo si è diviso ed ognuno è partito per la propria escursione Il gruppo dei “fungaioli”, accompagnato da Elsa, ha battuto la zona ovest del parco; le richieste di identificazione dei funghi sono state numerose e la nostra accompagnatrice ha sempre pazientemente risposto, completando l’identificazione dei funghi con spiegazioni approfondite e utili per future raccolte.

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Ci siamo ritrovati verso mezzogiorno e ci siamo diretti, dopo un breve tragitto in bus, alla Malga Venegia che abbiamo raggiunto in circa mezz’ora di cammino percorrendo un facile sentiero tra i boschi. Il panorama che ci si presenta è semplicemente meraviglioso: le tre cime di Lavaredo si stagliano di fronte a noi e sembrano a portata di mano: questa immagine vale da sola la partecipazione alla gita.
Dopo un gradevole pranzo in malga, c’è stato il controllo del raccolto da parte di Elsa e di Roberto.

 

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Poche “brise” e finferli, abbondanti “chiodini”, “finferle”, russule e altre specie commestibili. Molte le domande su miceti che dalle nostre parti sono molto rari e necessitavano pertanto di un approfondimento micologico per poterle in futuro riconoscere senza dubbi.

 

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Sulla strada del ritorno ci siamo fermati a Predazzo per una visita al Museo Geologico delle Dolomiti recentemente ampliato e ristrutturato. Siamo giunti a Riva un po’ più tardi del solito, ma contenti per l’intensa ed interessante giornata trascorsa.

Orazio

 

 

La giornata di mercoledì 9 settembre 2015, dedicata alla visita del Parco di Paneveggio (1524 m.), è stata caratterizzata da un’inaspettata aria “frizzantina” che, dopo il grande caldo di luglio, ha fatto solo piacere. Arrivati al Centro Visitatori del parco demaniale con il pullman, si è deciso di fare due gruppi: uno che andasse appresso alla guida del parco e un altro che fosse libero di andare a raccogliere funghi.Ho subito aderito a far parte del primo gruppo perché volevo avere più informazioni possibili sulle caratteristiche di questo prestigioso parco. La guida (rivelatasi molto in gamba, appassionata ed esperta nella materia della flora e fauna, soprattutto locale) ha iniziato a narrare la storia del parco.Poco dopo l’inizio della passeggiata ci siamo trovati in un grande piazzale dove erano accatastati moltissimi tronchi di abete rosso secondo un certo ordine di qualità degli stessi.L’illustrazione della guida ha subito “catturato” l’interesse del gruppo e, ogni tanto, era costretta a interrompere le sue spiegazioni per dare risposte soprattutto sul come vengano individuati i tronchi, per la particolare “risonanza”, che servono al lavoro di liuteria. Molte notizie riguardo alla “foresta dei violini” già le conoscevo, ma non nascondo di aver provato comunque una certa emozione nel ricordare che il famoso liutaio Stradivari quattrocento anni fa venisse al parco di Paneveggio a scegliere il legno per costruire i migliori violini del mondo, a detta dei più qualificati studiosi del settore.Fra le risposte date dalla guida c’è stata quella principale che l’abete rosso di Paneveggio, chiamato anche “abete della musica”, ha una risonanza ottimale naturale per la costruzione degli strumenti musicali. Ma la cosa ancora più eccezionale è stata quella di sapere che fra gli abeti rossi, che sono la maggioranza del parco, solo uno su cento risuona nel modo corretto per farne violini e altri strumenti che utilizzano la cassa di risonanza.Un accenno l’ha fatto anche sui pregi di questo legno che date le caratteristiche particolari, è stato ricercatissimo anche dagli ingegneri navali di Venezia per la costruzione delle imbarcazioni dei Dogi.Abbiamo ripreso il percorso del sentiero “Marciò” e dopo un po’ ci siamo fermati ad ascoltare le informazioni che la guida dava vicino a diversi “licheni” che erano proprio ai lati del sentiero. Ne esistono di varie specie in funzione del substrato su cui crescono, della luce e dell’umidità.Mentre camminavo e ascoltavo, diverse cose colpivano la mia attenzione e cioè gli alti fusti degli alberi che, oltre agli abeti rossi e bianchi, faggi ecc., per la maggior parte hanno un’età intorno ai cento anni.Inoltre tra di loro ce ne sono ancora diversi che raggiungono i 40 metri di altezza. Ci siamo fermati a vedere i grossi fori di alcuni tronchi fatti dal picchio “imperiale” e le scortecciature di alcuni alberi causate dallo sfrigolio dei cervi (e mi sembra anche dei caprioli), per liberarsi dalla peluria che ricopre la crescita delle nuove corna.Nella penultima parte del percorso abbiamo attraversato il torrente Travignolo su di uno spettacolare ponte sospeso che, con il suo dondolio, ha creato qualche emozione alla vista del sottostante corso d’acqua.Prima di chiudere il tratto ad anello (mi sembra di circa due chilometri), abbiamo percorso un bel tratto esterno dell’area faunistica del cervo che ospita, in condizioni seminaturali, un certo numero di questi magnifici ungulati. Ci siamo fermati per fare molte fotografie, dal momento che non capita tutti i giorni di vederli da vicino. Dopo di ché siamo rientrati al punto di partenza, molto soddisfatti del percorso effettuato.Il risultato finale è che avrei voluto tenere in memoria tutte le informazioni che la guardia del parco ci ha dato ma, visto il numero di neuroni che mi sono rimasti, mi devo accontentare delle foto che ho scattato e degli appunti mnemonici riguardanti questo percorso che definirei anche didattico.

Giorgio Italiano

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