Mendola Monte Roen 2013

Agosto 29, 2013

Mendola Monte Roen 2013

ESCURSIONE AL PASSO DELLA MENDOLA E AL MONTE ROEN
Domenica 11 Agosto

Partiamo alle 7:00 con il pullman diretti al Passo della Mendola.
Il tempo promette bene sin dall’inizio e continua così per quasi tutto il percorso, ma in montagna non bisogna mai dare nulla per scontato. Ma procediamo con ordine.
Arrivati alla stazione sciistica del Passo della Mendola, loc. campi da Golf,  prendiamo la seggiovia che ci fa risparmiare due km. di strada a piedi e che ci porta direttamente al Rifugio Mezzavia (mt. 1594).
Dopo una comoda camminata di circa un’ora, arriviamo all’ex Malga di Romeno, ora Rifugio Roèn; la costruzione che si vede è in rifacimento, mentre la struttura provvisoria è nascosta
dietro una collinetta.
Il posto è davvero bello: c’è una buona vista sul gruppo del Catinaccio e del Latemàr sullo sfondo, e tra i due, la Marmolada. A sinistra invece si vede il Cevedale con il suo grandioso gruppo.
Alcuni di noi decidono di fermarsi lì, altri si dirigono verso il vicino Rifugio Oltradige di cui parleremo più avanti.

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Ci dicono che da qui è tutta salita fino alla cima del Monte Roèn, per cui un momento di riposo per un leggero spuntino ci sta proprio bene, soprattutto per chi ha intenzione di arrivare in vetta.
Ripreso il cammino, rientriamo tra la vegetazione d’alto fusto che però dirada a poco a poco: era ora, man mano che acquistiamo quota ci regala, poco alla volta, delle belle visuali. Il percorso non è faticoso, ma un po’ monotono giacché, come già detto, si dipana in mezzo ai boschi, belli ma ben poco panoramici. Sbuchiamo infine in una radura con pascoli e pini mughi da cui si vede la mole terminale del Monte Roèn di fronte a noi.
Quando finalmente arriviamo in vetta (segnale trigonometrico) il panorama a 360° è meraviglioso: si possono ammirare le Dolomiti di Brenta, l’Adamello e il Carè Alto, l’Ortles, le Alpi Breonie, le Alpi Aurine, un ampio settore delle Dolomiti, il Lagorai oltre al panorama sul fondo della Valle d’Adige con la grande città di Bolzano.

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Ci dicono che il Roèn è facilmente raggiungibile dal versante noneso, come abbiamo potuto constatare, ma cade invece a picco sulla Bassa Atesina, con un salto di quasi duemila metri
Il monte Roen conserva ancora una grande biodiversità: sono infatti presenti varie specie di piante come faggi, castagni, abeti, pini e larici e, alle altitudini più elevate, si possono incontrare cervi, caprioli e camosci. Il territorio è frazionato tra molti comuni della Val di Non come Romeno, Don, Amblar, Casez, Tavon, Sanzeno, Coredo, per citarne solo alcuni.
E’  poco frequentato dagli sciatori durante l’inverno, in quanto non esistono stazioni sciistiche al di fuori del Passo della Mendola, ma è possibile fare escursioni con ciaspole o sci d’alpinismo partendo dalla stazione sciistica e arrivando fino alla cima senza difficoltà. Anche d’estate vi sono numerosi escursionisti che partono dalla seggiovia e si incamminano verso la cima del Monte dove si gode di un bel panorama.
Al giorno d’oggi il Roen è divenuta una montagna sempre più selvaggia. D’altra parte costituisce una buona fonte di guadagno economico, soprattutto col taglio del legname. A tale scopo è stato costituito un apposito consorzio fra i comuni che hanno territori sulla montagna. Il legname molto spesso è lavorato dalle segherie in loco che producono imballaggi in legno.
Non ci fermiamo tanto tempo, perché la nuvoletta di Fantozzi ci perseguita per tutto il tempo che stiamo sulla cima e, mancando  il sole, sentiamo quasi freddo.
Torniamo pertanto sui nostri passi e, arrivati nuovamente alla Malga Romero, giriamo a destra per raggiungere, dopo circa 10 minuti di agevole cammino, al rifugio Oltradige (Überetscher Hütte) mt. 1773, dall’aspetto esterno in pietra viva, circondato da larici e abeti, dove c’è chi si gusta un buonissimo yogurt con frutti di bosco e chi una deliziosa fetta di strudel. Da qui un bel panorama sulla Valle dell’Adige.

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La giornata giunge al termine e tutti insieme scendiamo, riprendiamo la seggiovia e torniamo a casa davvero appagati, pensando già alla prossima gita, le famose Odle Gardenesi.
WANDA TONELLI

 

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